INTERVISTA A FEDERICA PANNOCCHIA

interviste

Vi ricordate della recensione che feci del libro Quando dal cielo cadevano le stelle

L’autrice ha risposto ad alcune mie domande, venite a scoprire insieme le sue risposte.

Ciao Federica e benvenuta nel mio blog, è un piacere averti qui.

Iniziamo con l’intervista…

  1. Com’è nata la passione per la scrittura? A che età hai iniziato a scrivere e cosa, oppure chi, ti ha portata a farlo?

Innanzitutto grazie a te Gioia per avermi come ospite, e grazie anche ai tuoi lettori per aver deciso di passare un po’ di tempo con noi oggi.

Ho iniziato a scrivere all’età di sette anni riempiendo quaderni di piccole storie, una passione che poi ho alimentato con gli anni passando alla macchina per scrivere e infine al computer. A scuola adoravo quando durante le lezioni di italiano c’era modo di scrivere dei temi e mi meravigliavo del fatto che i miei compagni non ne fossero entusiasti. Io adoravo riempire quartini di parole! E sono fortunata perché posso condividere questa mia passione con mia sorella.

2. Cosa fai nella vita oltre a scrivere?

Adoro viaggiare, e ogni volta che ne ho l’occasione preparo il mio zaino e la mia valigia e viaggio. Penso di essere molto fortunata nel poter vivere in un Paese che mi permette di spostarmi quando voglio, con tanta liberta’ e quindi non appena posso ne colgo l’occasione. Ad esempio sono da poco rientrata da Milano per un evento legato all’Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank, che ho fondato nel 2014. Abbiamo raggiunto Milano per assistere alla preziosa e decisamente toccante testimonianza di Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah. Inoltre sono tornata da poco dal Viaggio della Memoria con Promemoria_Auschwitz, per il quale accompagno con la mia Associazione studenti, docenti e privati, con lo scopo di preservare la Memoria ma anche di incoraggiare a renderci conto che ogni nostra singola scelta – nel piccolo e nel grande – e’ fondamentale cosi’ come il nostro ruolo nella societa’. A breve andremo a Roma per un incontro con Sami Modiano, sopravvissuto ad Auschwitz… Amo spostarmi, lavorare ai programmi della nostra Associazione e avere l’agenda piena di impegni, ma niente toglie al trascorrere del tempo con le persone che amo, oppure sul mare, che adoro…

3. Quale è stato l’input che ti ha spinto a scrivere “Quando dal cielo cadevano le stelle?”

E’ successo per caso. Sono sempre stata interessata al dramma della Shoah, numerose domande mi tartassavano la mente e mi documentavo attraverso libri e testimonianze, perché’ non riuscivo a comprendere come degli uomini avessero potuto pensare tutto quello per altri uomini. E ancora oggi domande come questa non mi lasciano. Ad ogni modo un paio di anni fa entrai nella biblioteca del Comune dove risiedo e notai un manifesto su uno spettacolo teatrale dal titolo “I bambini della Shoah”. Provai un’emozione forte dentro di me, come una sorta di richiamo. Capii che avevo bisogno anche io della “mia” bambina della Shoah. Ecco che cominciai a buttar giu’ degli appunti su una possibile sinossi per un libro sul tema, cominciai a pensare ai personaggi e naturalmente mi dedicai moltissimo ai vari avvenimenti storico – politici. Ho scritto Quando dal cielo cadevano le stelle per me, per un mio bisogno personale, mai avrei pensato che un giorno esso sarebbe stato pubblicato.

4. Tre aggettivi sul tuo libro.

Coraggio. Crudo. Speranza.

5. Immagino che ti sei documentata per scrivere il libro… Volevo chiederti come è stato ascoltare le storie di chi ha vissuto l’orrore della guerra?

Sicuramente è stato molto difficile ed emotivo. Dopo la prima versione di Quando dal cielo cadevano le stelle prima di pubblicare la seconda versione con la Eden Editori ho fatto alcuni cambiamenti e quindi ho approfondito le varie ricerche e dato che nel frattempo ho anche aperto l’Associazione di volontariato Un ponte per Anne Frank ho anche avuto modo di ascoltare di persona testimonianze e racconti che, sono certa, non dimenticherò più perché come dice la Signora Segre, persone come Lia, persone esistite davvero, bambini, uomini, donne, anziani vittime della Shoah hanno perso tutto solo per la colpa di esser nati.

Ed è difficile ricordare, fa male, ma allo stesso tempo fa bene. Perché mi ricorda che oggi possiamo essere la parte attiva della società e anche perché in storie di dolore come quelle dei Sopravvissuti troviamo anche tanta forza e speranza, e certamente ne abbiamo bisogno tutti quanti.

6. Come mai hai deciso di fare un progetto come Il Ponte di Anne Frank?

Sin da quando ero molto piccola mi sono sentita molto vicina al dramma della Shoah, senza sapere perchè. Non ho parenti che sono stati deportati in campi di sterminio o che, in qualche modo, hanno vissuto da vicino tutto questo. Eppure, sentivo come un richiamo dentro di me, una sorta di inspiegabile avvicinamento a questo dramma e non riuscivo a capire come potesse essere successo, fino a quanto poteva spingersi la cattiveria umana. Il Diario di Anne Frank e’ stato uno dei primi libri che ho letto sul dramma dell’Olocausto e mi e’ entrato subito nel cuore. Non solo perché è sempre stato molto semplice immedesimarmi in Anne (anche perché condividiamo la passione per la scrittura) ma perché i suoi ideali sono bellissimi e ancora oggi fondamentali. Ecco che dopo aver scritto Quando dal cielo cadevano le stelle sono entrata in contatto con Buddy Elias – cugino di Anne Frank – e gli ho espresso il mio (bi)sogno di aprire anche in Italia un Centro che, con onore, avrebbe portato il nome di Anne Frank non solo per preservare la memoria della famiglia Frank ma anche per tenere una luce accesa sul dramma dell’Olocausto e sulle sue conseguenze: infatti sfortunatamente parliamo ancora oggi di guerre, discriminazioni, indifferenza…

Diciamo che ho aperto il progetto, che successivamente ho costituito come Associazione di volontariato un po’ per scommessa ma adesso sono grata e onorata di tutti i progetti che portiamo avanti. La strada e’ ancora lunga, ma certamente sentire il supporto che ci circonda e’ qualcosa di magico.

7. Come è nata la protagonista Lia e gli altri personaggi?

Lia e’ nata spontaneamente. Nei miei libri le protagoniste sono sempre delle femmine perche’ in quanto io donna riesco a muoverle meglio. Dunque ero certa di questo, pero’ all’inizio pensavo che Lia sarebbe stata una bambina, sugli 8 anni, invece poi ho deciso di farle avere 13 anni, perche’ l’intere vicende viste dagli occhi di una ragazzina sarebbero state decisamente diverse. Il suo carattere, i suoi sogni, le sue decisioni, la sua determinazione e la sua dolcezza… tutti questi lati sono nati con il tempo, perche’ anche se ero io seduta dietro lo schermo del computer era Lia a scrivere, era Lia a dettarmi le parole. Dunque abbiamo fatto questo “viaggio” insieme, e cosi’ con gli altri personaggi. Oltre che le informazioni di base, ognuno di loro si e’ creato e formato nel tempo.

8. Parlaci di Come lacrime nella pioggia.

Come lacrime nella pioggia e’ il secondo libro che ho pubblicato attraverso il selfpublishing. Esso parla della situazione delle donne in India: violenza, infanticidio, aborti selettivi, matrimoni combinati… Il tutto e’ raccontato a due voci da Sarah – 22enne di New York che decide di andare in India insieme al suo fidanzato per scoprire le origini di lui – e da Asha – 15enne indiana, di un povero villaggio, data in sposa contro la sua volonta’ -. Tra Sarah e Asha nascera’ una splendida, delicata amicizia che le portera’ a lottare per dei diritti che, ai nostri occhi, sono scontati. Il libro e’ possibile richiederlo gratuitamente scrivendomi a sofiaromanzo@yahoo.it

Sin da subito ho infatti deciso di dare gratis la copia PDF di Come lacrime nella pioggia proprio perche’ ci tengo molto ad accendere i riflettori su questa sconvolgente realta’.

9. Che motto/citazione hai? Se ne hai uno, qual è?

Non ho un motto… anche se forse dovrei iniziare ad averne uno!

10. Quale, fra i tuoi personaggi, vorresti nella vita reale?

Certamente Lia e Asha. In realta’ nonostante facciano parte di due libri diversi, di due epoche diverse e di due Paesi diversi senza neanche saperlo condividono gli stessi ideali. Sono entrambe due giovanissime donne molto forte che amano vivere e che lottano per la loro liberta’. Un esempio. Infatti proprio scrivendo Quando dal cielo cadevano le stelle e Come lacrime nella pioggia ho imparato moltissimo e il merito e’ di Lia e Asha e dei loro preziosi insegnamenti.

11. Il libro che hai letto e che avresti voluto scrivere tu?

Non ci ho mai pensato… Sono certa che un libro che avrei voluto scrivere io ci sarebbe, pero’ gran parte dei libri che adoro sono autobiografici, quindi non avrei potuto scriverli io.

12. Perché qualcuno dovrebbe leggere: Quando dal cielo cadevano le stelle?

Non dovrei essere io a dirlo, ma certamente spero che a ogni lettore il mio libro possa trasmettere qualcosa, emozione positiva o negativa che sia.

Penso pero’ che una persona dovrebbe leggerlo per approfondire le proprie conoscenze sulla nostra Italia e su come sia stata colpita dal nazionalsocialismo. Ma non solo. Il libro nonostante tratta temi molto forti, e nonostante ci ritroviamo con la protagonista dietro il filo spinato dei lager nazisti, e’ un vero e proprio inno alla vita. Lia ama la vita: sempre, in ogni istante. Ed e’ questo che desidero, anche, ricordare quanto siamo fortunati, in ogni singolo istante, ad avere la vita.

13. Come mai hai deciso di pubblicare con la casa editrice Eden Editori?

Dopo le varie richieste sulla versione cartacea di Quando dal cielo cadevano le stelle ho inviato in giro il mio manoscritto. La Eden Editori ha ottime recensioni e quando ho riscontrato il loro interesse e ho ricevuto il loro contratto non riuscivo a crederci. Bruno, Federica… sono persone meravigliose che da subito hanno sentito emotivamente Quando dal cielo cadevano le stelle. Lavorare con loro alla revisione, alla scelta della copertina… e’ stato tutto molto professionale e allo stesso tempo mi sono sentita immediatamente a casa. E conoscerci di persona a Rovereto per l’inaugurazione della Eden Librerie in concomitanza con la presentazione in anteprima di Quando dal cielo cadevano le stelle e’ stato bellissimo.

14. Parlaci dei tuoi progetti futuri.

Sicuramente continuo a scrivere giornalmente per me stessa, mentre mi dedico alla promozione di Quando dal cielo cadevano le stelle. Pero’ spero anche di poter crescere sempre di piu’ con la mia Associazione, di poter essere sempre piu’ d’impatto e di poter lavorare con sempre piu’ persone. Inoltre sarebbe un mio sogno aprire a Firenze un Centro Anne Frank dove poter portare avanti i nostri programmi, raccogliere aiuti umanitari per chi ne ha bisogno ed essere un punto di aggregazione.

15. Ebook oppure cartaceo? Quale dei due preferisci per leggere libri?

Sicuramente cartaceo. Diciamo che sono una ragazza un po’ all’antica e nonostante amo i passi avanti che sta facendo la tecnologia per molti aspetti sono tradizionale. Niente puo’ sostituire la bellezza di ricevere o comprare un libro, di aprirlo, sfogliare le pagine, annusarlo… E’ un dono che spero potremo conservare per sempre.

16. Scriveresti mai un libro a quattro mani? Con chi?

Sì, forse, un giorno… Adesso comunque non e’ nei miei progetti. E certamente lo scriverei con mia sorella. Condividiamo la passione per la scrittura e penso sarebbe bellissimo creare insieme una storia, gli sviluppi e poi dedicarsi alla revisione del testo e infine alla promozione/presentazioni del libro!

17. Come me sei Toscana, come mai hai deciso di ambientare il libro Quando dal cielo cadevano le stelle a Roma?

Sicuramente perché avevo a disposizione numerose informazioni e testimonianze relative al rastrellamento del ghetto ebraico di Roma del 16 ottobre ’43 e ho preferito che la famiglia protagonista fosse romana proprio perché potessero sentire questo dramma ancora più vicino. I personaggi pero’ presenti in Quando dal cielo cadevano le stelle provengono da varie città, cosi che ognuno possa raccontare parte della sua storia.

Spero, un giorno, di ambientare un libro anche in Toscana.

Grazie per la tua disponibilità.

Gioia

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