INTERVISTA A PAOLO COSTA

Buonasera miei cari Lettori e Lettrici, come va? Io tutto sommato benino.

Ieri ho pubblicato la recensione di Puoi sentire la notte? (Se vi siete persi la recensione basta che cliccate sul titolo ), durante la lettura mi sono sorte parecchie domande e l’autore è stato così gentile e disponibile a rispondere.

Venite a scoprire con me le risposte 😀

Buonasera Paolo e benvenuto nel mio piccolo angolo del web.

Iniziamo con le domande 🙂

  1. Com’è nata la passione per la scrittura? A che età hai iniziato a scrivere e cosa, oppure chi, ti ha portato a farlo?


    Ciao, e grazie per avermi accolto nel tuo angolino!
    Che dire, la passione per la scrittura credo di averla avuta da sempre. Sin da piccolo inventavo le mie storie e mi dilettavo a scriverle su Word, scegliendo anche un titolo carino per ogni capitolo, rendendo il tutto più colorato. Ricordo che stampavo le pagine delle mie storie e le spillavo, ma adesso non ho idea di che fine abbiano fatto!
    Ho cominciato a otto o nove anni, spinto anche dall’affetto che la mia maestra delle elementari nutriva verso me. Mi rendeva felice sapere che qualcuno come lei apprezzasse tantissimo i miei temi, le mie filastrocche e le mie idee in generale.

  2. Chi è Paolo nella vita di tutti i giorni?

    Nella vita di tutti i giorni sono una persona semplice e solare, un vero e proprio amante della vita a trecentosessanta gradi. Non mi perdo nessun divertimento: quando torno nella mia terra natale, esco con le mie amiche di sempre o restiamo l’uno a casa dell’altro a guardare un film o una serie TV; in casa faccio lo zio a tempo pieno, tra un pranzo e una cena con i miei genitori e i miei fratelli, godendomi totalmente la gioia di stare con la mia famiglia in Sicilia.
    Perugia invece fa da sfondo all’altro lato della mia vita. Lì condivido una casa con altri tre studenti, mentre studio Lingue e Letterature e lavoro come traduttore per la Quixote Edizioni, una casa editrice indipendente che sta riuscendo a fare strada nella realtà editoriale italiana. La sera a Perugia divoro libri e serie TV come se non ci fosse un domani, vado alle feste e mi scateno, faccio in modo che chiunque mi stia attorno rida e stia sereno.
    Insomma, sono un tipo assolutamente normale!

  3. Quale è stato l’input che ti ha spinto a scrivere “Puoi sentire la notte”?
    I

    In tutta onestà, l’input è stata la chiusura della mia prima storia d’amore, che mi ha spinto a rivalutare il concetto di relazione e di cosa significhi agire nel modo giusto o sbagliato. Ho sofferto parecchio, ma più avanti col tempo ho cominciato a immaginare cosa potesse rendermi felice in un rapporto e l’ho trasformato nella storia, inizialmente d’amicizia e poi d’amore, di Stefano e Kevin. Questo mi ha aiutato molto a rimettermi in sesto e star bene, andando avanti per la mia strada.

  4. Oltre a scrivere, sei anche una lettore? Quale genere ami leggere di più?

    Un lettore? Assolutamente! Sono un avido lettore, anzi. Divoro un libro in tre giorni e passo subito al prossimo sulla lista, senza staccarmi mai dal mio fedele Kobo o dalla sensazione che mi dà il contatto con la carta.
    Fino a poco tempo fa, preferivo leggere esclusivamente urban fantasy e paranormal romance, ma ultimamente sto esplorando nuovi generi e stili di scrittura. Mi sono staccato dalle mie “origini” e ho cominciato a divorare romance contemporanei, new adult, un paio di romanzi erotici, qualche thriller tra i classici di Stephen King e adesso vado dritto ad esplorare la categoria horror. Non voglio perdermi alcun tipo di storia, e questo mi aiuta anche a conoscere meglio me stesso e testare i miei limiti, nella vita così come nella lettura.

  5. Da dove trai ispirazione per i tuoi personaggi?

    Questo è un po’ un segreto, anche se per molti è facilmente intuibile, ma voglio rivelarlo a te e ai lettori del tuo blog: l’ispirazione la prendo dalle persone che mi circondano. Un tratto caratteristico di una mia amica, sommato alla personalità di un’altra, porta alla luce i personaggi delle mie storie.
    Non scrivo di personaggi identici alle persone che conosco, perché preferisco mescolare un po’ le carte e vedere che cosa potrebbe uscir fuori da questo esperimento, e la cosa mi soddisfa così come mi preoccupa parecchio.

  6. Quanto c’è di te nella storia?

    In questa storia, molto poco. Ho preferito lasciare che fosse la mia fantasia a guidarmi le dita sulla tastiera e mettere su carta l’amore di Stefano e Kevin. Di personale c’è soltanto la passione di Stefano e Kevin per la lettura, così come l’amore che Kevin nutre per la vita notturna, il riflettere sotto le stelle e l’avere paura di stare tra la gente.

  7. Nel tuo libro affronti una tematica molto importante: quella del parlare agli amici, familiari e conoscenti del proprio orientamento sessuale e le reazioni che le persone hanno (basti vedere nel libro la reazione che il patrigno di Kevin ha avuto, che non è solo finzione ma anche realtà). Come l’hai affrontata te nella realtà? Sei uscito allo scoperto come Stefano nella storia e affrontato a testa alta i giudizi, oppure ti sei nascosto come Kevin per paura dei giudizi altrui?

    La tua domanda mi lascia un po’ spiazzato, ma soprattutto riporta alla luce un periodo abbastanza felice della mia vita. Dopo anni di paure e preoccupazioni, di bugie ai miei genitori e alle amiche che non erano poi così vicine a me, ho deciso di venire allo scoperto dopo un colloquio con la psicologa. Ero terrorizzato di perdere il meraviglioso rapporto costruito con i miei genitori e i miei fratelli, ma soprattutto avevo paura di camminare in città con la consapevolezza che qualcuno potesse vedermi o sapere qualcosa di me che nessuno avrebbe mai dovuto scoprire. Mi feci coraggio e scrissi una lettera, che lasciai a mia madre sul tavolo prima di uscire.
    Da lì in poi, la vita mi ha sorriso quanto basta per rendere il coming out un ricordo favoloso della mia adolescenza. I miei genitori sono diventati i miei migliori amici, i miei confidenti e i sostenitori più grandi che potessi mai avere. Mia sorella già lo sapeva da anni, mentre mio fratello maggiore non ha mosso un muscolo, se non per difendermi ancor di più dalle cattiverie della gente e dai ragazzi sbagliati.
    E le mie amiche, neanche a dirlo, sono diventate l’estensione migliore del mio corpo: sempre accanto a me, mai contro di me, eternamente nel mio cuore e attente alla mia vita. Non avrei potuto chiedere di meglio, e spero che un giorno tutto questo possa infondere lo stesso coraggio anche a chi ha paura e preferisce chiudersi nell’armadio.
    La libertà, l’essere sé stessi, hanno sempre un prezzo. A volte, però, vale proprio la pena di pagarlo tutto fino in fondo, perché poi la vita sorride e diventa uno spettacolo.

  8. Cosa hanno detto i tuoi familiari e amici quando gli hai detto che avresti pubblicato un libro?

    Non avevano dubbi: sarebbe successo, prima o poi.
    Molti di loro mi consigliavano di farlo già da anni, per cui mi hanno sostenuto con un affetto e un interesse non indifferenti. La mia famiglia ha fatto di tutto affinché il mio progetto venisse fuori come si deve, e confesso che le difficoltà non son state poche, ma ho avuto delle spalle efficienti al massimo e il loro calore mi ha aiutato parecchio durante tutta la stesura.
    E poi, ovviamente, sono stati i primi a ricevere una copia del libro e una dedica piena d’amore e gratitudine.

  9. Il tuo romanzo, dal mio punto di vista, è stato davvero un ottimo esordio. Come ti sei sentito quando hai messo la parola fine al libro?

    Ero incredulo ed emozionato, non pensavo che un romanzo del genere potesse venir fuori dalla mia fantasia e dalle mie dita. Tutt’ora fatico a crederci, quando guardo la mia faccia sull’aletta del romanzo, eppure sta succedendo davvero ed ogni giorno ricevo commenti più che positivi e foto artistiche con protagonista la copertina del mio libro.
    E, detto in confidenza tra me e te, ho sempre le lacrime agli occhi e arrossisco in segreto quando succede.

  10. Nasci come autore self-published, ma come mai hai poi scelto di pubblicare con una casa editrice?

    In una risposta di prima ho parlato del conoscere i propri limiti ed affrontarli. Il self-publishing mi ha portato nel mondo dell’editoria, con una spesa non indifferente, ma ho capito ben presto che sarebbe stato il mio limite più grande. Non sono riuscito a gestirlo a dovere, sia con la pubblicità che con i costi dei servizi che mi venivano offerti.
    Ho preferito una pubblicazione tradizionale, seguito da una casa editrice, perché ero certo del fatto che mi avrebbero aiutato tantissimo con le presentazioni, con la correzione delle bozze, con la creazione di una copertina accattivante e con i giusti mezzi di marketing.
    Mi ritengo piuttosto soddisfatto di questa prima esperienza, ma soprattutto mi sento messo al sicuro, una volta allontanato dal mio limite più grande.

  11. Mentre scrivi ti piace ascoltare la musica o farlo in totale silenzio?

    Scrivo ascoltando musica, perché spesso dà un ritmo e dei dettagli particolari alle scene che ho in mente. Senza le mie cuffiette sarei perso, soprattutto quando entro in piena fase di stesura dei miei romanzi.
    Eppure, devo ammettere che anche il silenzio aiuta parecchio, sia per riflettere che per fare un quadro generale della trama da percorrere e delle scene da ordinare. Nonostante tutto, però, nessuno potrà mai staccarmi dalla mia playlist di brani al pianoforte con la pioggia in sottofondo. Sono la mia droga!

  12. Hai una citazione preferita o un motto? Se sì, qual è?

    Il mio motto è poco originale, ma essenziale nella mia vita: sii sempre te stesso e vai avanti, anche se da solo, anche se sotto la pioggia, anche se la strada non è asfaltata ma crolla a pezzi.
    Per quanto riguarda la citazione, non ne ho una in particolare, ma adoro molto il testo di una canzone che sarà nella colonna sonora del film “The Greatest Showman”: sto parlando di “This Is Me”, che vi consiglio di ascoltare e scolpire nel cuore.

  13. Tre aggettivi sul tuo libro?

    A stesura completa ritenevo il mio libro “vero, coinvolgente e umano”.
    Ho ricevuto questi commenti negli ultimi giorni, quindi credo che si possa definire ufficialmente così. È vero perché parla di una realtà comune a molti; è coinvolgente, perché ho fatto in modo che la storia scorra senza annoiare e senza appesantire i temi trattati; è umano, perché credo che possa arrivare al cuore dei lettori, portandoli a vivere lo spaccato di vita comune dei ragazzi gay di oggi.

  14. Come hai scelto i nomi dei personaggi del tuo libro?

    Li ho scelti casualmente, anche se un paio di nomi li ho plasmati seguendo quelli delle persone che hanno ispirato quel determinato personaggio.

  15. Parlaci dei tuoi progetti futuri.

    Al momento sto lavorando alla prima stesura del mio secondo romanzo, che non sarà una storia d’amore ma un romanzo di formazione sull’importanza del superare una rottura difficile e reinventarsi, per poter percorrere la propria strada amando sé stessi prima di chiunque altro.
    Sto anche progettando un dark urban fantasy con protagonisti dei supereroi abbastanza “particolari” e una tragicommedia vecchio stile sulla vita disastrosa di una donna sulla cinquantina, con uno spirito molto giovanile e delle situazioni molto molto divertenti.
    Per le traduzioni, posso dirvi soltanto che sto lavorando ad una serie contemporary romance sulla vita omosessuale degli anni ’90, mentre continuo la traduzione della trilogia The Siren Chronicles di Tiffany Daune, di cui è già uscito il primo volume “Ossa e Corallo”.

Grazie Paolo per la tua disponibilità 🙂

Grazie a te! Spero di poter tornare presto su questi pixel. Bye bye!

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