INTERVISTA A ILARIA DE TOGNI

Buonasera miei cari Lettori e Lettrici, sono qui per farvi conoscere meglio l’autrice del libro Il Sogno di Keribe, per chi si fosse perso la mia recensione ve la lascio qui.

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Buonasera Ilaria e benvenuta nel mio blog 🙂 Sono onorata di poterti fare questa intervista.

Cara Gioia, grazie a te per questa bella opportunità. Vorrei inoltre ringraziarti ancora per la recensione del Sogno di Keribe. Devi sapere che non solo è stata la prima (da sempre la più temuta e attesa da ogni scrittore), ma anche tra le più appassionate e originali.

Iniziamo:

  1. Com’è nata la passione per la scrittura? A che età hai iniziato a scrivere e cosa, oppure chi, ti ha portata a farlo?

Ho sempre sentito il bisogno di scrivere, era un impulso. Fin da bambina ho continuato a farlo, nutrendo diari e taccuini con storie e sensazioni. I libri mi attiravano morbosamente, li afferravo dalla ricca libreria di mia madre e m’immergevo nella vastità di quei territori sconfinati con la speranza che un giorno sarei anch’io stata una world builder. Permettere alle storie che abitano la mente umana di materializzarsi nella realtà come opera letteraria, era per me una sorta di operazione magica straordinaria, in grado di cambiare il mondo. Lo penso ancora. Il primo romanzo l’ho scritto all’età di 13 anni. Era ispirato a una leggenda popolare del mio paese natale. Mio padre l’ha letto e mi ha detto: sai scrivere, non smettere. Non l’ho ascoltato. Non subito, almeno. Sedotta dal maledettismo poetico (Rimbaud è ancora il mio poeta preferito), ho attraversato una lunga – stagione all’inferno – in cui ho prodotto centinaia di poesie e accumulato appunti, dipinto e scritto musica, con la convinzione che la poesia avrebbe tenuto in vita la capacità di creare, fino a quando fossi stata pronta per un romanzo.

2. Cosa fai nella vita oltre a scrivere?

Lavoro nel mondo della comunicazione per la musica e i grandi eventi live. Sono graphic designer, art director pubblicitario e copy. Pratico yoga e m’interesso di filosofia orientale. Mi diverto con i miei amici: molti di loro sono artisti con i quali confronto le idee e bevo vino.

3. Quale è stato l’input che ti ha spinto a scrivere Il sogno di Keribe?

Da sempre Keribe emerge dalle profondità del mio inconscio durante la notte. In pratica, la sogno. Una parte di me crede che esista davvero. È un mondo senza tempo, abitato da figure eccezionalmente reali (alcuni di loro sono poi diventati i personaggi del romanzo) che mi accompagnano nella sua esplorazione. Ebbene, ho fatto diversi traslochi, nella mia vita, e tra il ritrovamento di uno scatolone e l’altro, ho recuperato alcuni quaderni che temevo di aver perduto: un vero e proprio tesoro di Keribe. Quel mondo, da sempre sognato, era lì, in quei taccuini e album, sotto forma di disegni, annotazioni, dialoghi e impressioni. Vi ho riscontrato una logica che poteva diventare una trama e così ho deciso di iniziare a scrivere quella storia che, forse, veniva a trovarmi nei sogni soltanto perché voleva essere raccontata.

  1. Oltre a scrivere, sei anche una lettrice? Quale genere ami leggere di più?

Sono una lettrice e penso che chiunque voglia scrivere non possa fare a meno di leggere frequentemente e con passione. Mi interesso a generi diversi: sono appassionata di mitologia, simbologia, filosofia ermetica e orientale, psicologia; ma sono cresciuta con i grandi classici della letteratura. Ho amato Lovecraft, Dostoevskij, Poe, Bulgakov, Bukowski, Miller e di certo ne sto dimenticando qualcuno. Da bambina ho adorato e riletto più volte le Nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley. Oggi, alcuni dei miei autori preferiti sono Chuck Palhniuk, A. Jodorowsky, e non da meno l’eclettico Matteo Strukul, intenso scrittore padovano che è anche stato il mio editor per Il Sogno di Keribe. La mia trilogia fantasy per ragazzi preferita è la saga di Hunger Games di Suzanne Collins, che ho letto in 48 ore, da vera invasata. Stile asciutto e veloce, diretto. Ora mi sto appassionando a Vanni Santoni, eclettico scrittore fiorentino che ha molto da dire, ma soprattutto sa come dirlo.

5. Dove trai ispirazione per i tuoi personaggi?

Li vedo nella mia mente, qualche volta li sogno, in un secondo momento li arricchisco con alcune caratteristiche, per le quali traggo ispirazione dalle persone che mi circondano e mi affascinano. Può succedere però che, durante la narrazione, un personaggio originariamente previsto per scopi diversi, inizi a comportarsi come vuole lui, quasi fosse dotato di una sua coscienza. Nel Sogno di Keribe, questa metamorfosi è avvenuta in modo sorprendente con Sivert, l’erede di Alaima. Inizialmente concepito come personaggio secondario, è immediatamente diventato uno dei più importanti di Keribe. Questo è l’aspetto dello scrivere che amo di più: quando i personaggi mi sorprendono, incorporandosi nella storia. Si creano due realtà in grado di condizionarsi a vicenda, un po’ come succede nel mondo reale, quando ci relazioniamo con situazioni e persone, e le visioni – oggettiva e soggettiva – si influenzano a vicenda, fino a trasformarsi.

– In quali di loro ti riconosci maggiormente?

Mi riconosco nella protagonista per lo spirito di sacrificio a favore di un ideale. Inoltre, nel suo viaggio in una Keribe che si esprime con il linguaggio di una natura bellissima e crudele, rivedo la grande metafora che contraddistingue la mia vita: il bisogno della libertà e il timore della stessa.

6. Durante la stesura del tuo libro, ti è capitato di avere il blocco dello scrittore? Se è si, come lo hai superato?

Penso che il blocco dello scrittore ti colga quando stai lavorando a qualcosa che non ti piace veramente. Mi succedeva durante la prima stesura di quei capitoli che in realtà non mi convincevano, ma erano funzionali allo sviluppo della storia. Ho superato il blocco addormentandomi con la precisa intenzione di sognare gli eventi. Questi capitoli “difficili”, si sono poi rivelati i migliori. Credo che nulla sia più creativo di una mente lasciata completamente libera di esprimersi, e durante il sogno molte barriere e schemi mentali precostituiti, cadono, rendendo accessibile ogni intuizione.

7. Come mai hai deciso di pubblicare con la casa editrice Gargoyle Books?

È un’ottima casa editrice che non è mai scesa a compromessi, restando fedele al Genere che ha determinato la sua valenza simbolica, con cui è ancora riconosciuta in tutta la nazione. Specializzata nei migliori titoli della tradizione di genere fantasy, horror e gotico, non poteva che essere la casa editrice perfetta per Il Sogno di Keribe. Sono felice della mia scelta, in particolare perché mi ha permesso di lavorare con un editor d’eccezione e con Sergio Vivaldi, ufficio stampa di Gargoyle, che oggi è anche un caro amico.

8. Come hai scelto i nomi dei personaggi del tuo libro?

D’istinto. Vedevo il personaggio nella mia mente e già ne percepivo il nome. La nomenclatura geografica è invece ispirata alle lingue scandinave antiche. L’Orlog, il mare innavigabile, per esempio, nella mitologia norrena è il “destino”.

9. Tre aggettivi sul tuo libro?

Avventuroso, imprevedibile, onirico.

10- Perché le persone dovrebbero leggere il tuo libro?

Per vivere una fiaba che ha l’imprevedibilità del sogno e la potenza inconscia del mito.

11. Quali sono i tuoi autori preferiti?

Non ne ho uno in particolare, ne ho molti. Ne scopro sempre di nuovi. Mi innamoro continuamente di stili diversi. Di recente ho ritrovato un vecchio amore: Castaneda.

12. Che motto citazione hai? Se ne hai uno qual è?

Sognare è la suprema genialità. (Soren Kierkegaard).

13. Ti piacerebbe scrivere un libro a 4 mani? Con chi?

Mi piacerebbe perché dalla collaborazione artistica nasce sempre qualcosa di buono. Ho una lista infinita di persone con cui mi piacerebbe lavorare, ma la cosa importante in ogni squadra è trovare la giusta alchimia.

14. Parlaci dei tuoi progetti futuri.

Sto lavorando a un nuovo romanzo di cui sarebbe prematuro parlare. Per il resto, vorrei viaggiare di più, non solo con la mente.

15. Ebook oppure Cartaceo? Quali dei due preferisci per leggere libri?

Amo l’oggetto libro: mi piace toccarlo, sentirlo tra le mani, custodirlo con orgoglio nelle mie librerie. Ma il formato elettronico permette di leggere chicche letterarie che in Italia sono introvabili e l’ebook ci offre questa straordinaria opportunità. Entrambi, quindi.

16. Come la prenderesti se una persona scrivesse una recensione negativa sul tuo libro?

Farei tesoro di ogni critica, se ben articolata e motivata. È così che si cresce come autori. 

Grazie Ilaria per la tua disponibilità.

Grazie a te, Gioia.

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